Ricordo di Ottobre

Il pane rimasto era poco e rinsecchito, così lo lasciarono per i topi, che aspettavano pazienti la loro dipartita sul piccolo portico bianco. Partirono chiudendo le porte a chiave, come se ci fosse ancora qualcosa da proteggere dentro una casa abbandonata.

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La Casa sul Fiume. Shanghai, Bund Sud, Ottobre 2014.

Le Sirene

La temperatura e´ mite, e´ quasi sera e l’unico rumore che accompagna le pedalate veloci attraversando il sentiero alberato e´ quello di una pallina da tennis, che, rotonda, batte il ritmo della quiete di provincia.
Quella pallina mi rimbalza in testa, diritta nel cervello, e mi chiede come sia possibile amare così tanto due posti così diversi. Dove rimane il cuore?
Quando si sta per partire per un viaggio che attraverserà almeno tre stagioni si pensa molto ai luoghi, e tipicamente la nostalgia prevale, servendoci ricordi e immagini di quei luoghi di cui, spesso, tanto presuntuosamente, ci siamo sentiti saturi, stanchi, sicuri di conoscere in ogni angolo.
Io invece non riesco a non pensare a quello che non ho mai fatto, nella mia città, quello che non ho conosciuto. Ad esempio, non sono mai entrata a sbirciare le scarpe all’outlet di Cillo di viale Galilei. Non mi sono mai abbonata al Jolly. Non ho mai pranzato da Ermes. Non ho mai frequentato i Cortili e non ho mai visto certi palazzi incredibili di Canalgrande. Non sono mai entrata all’Hermelin. Non ho mai vagato mezza ubriaca per lo Stuzzicagente (anche se in diverse altre occasioni si´). Non ho mai avuto il coraggio di inzuppare il gnocco fritto nel caffelatte. E quante altre cose non faccio da così tanto tempo. Sono anni che non cammino per Nicola Fabrizi fino all’ingresso dei Giardini, che non mi sdraio sull’erba secca e guardo il cielo azzurro di città. Forse non portavo ancora il reggiseno l’ultima volta che sono andata a passeggiare tra le bancarelle di San Geminiano (Papa´ caro, quante volte ti ho costretto a portarmi e ti ho tirato per il braccio pomeriggi interi). E, da quanto, non mi siedo sui gradini lisci del Duomo. Le vetrine e i bar, quelli certo, li conosco tutti.
Così, quando la tentazione della banalità di credere di vivere in una cittadina provinciale, di cui ormai so tutto, mi prende, penso a questo, a tutto quello che non ho fatto e non so e non sapro´ mai della mia città, perché cambierà troppo in fretta perché io lo possa sapere. E mi fa sorridere, il pensare di non essere felice perché i luoghi sono troppi piccoli per me. Perché sono io, che sono troppo piccola per loro, che non posso conoscere tutti e vedere ogni angolo e frequentare ogni locale. I luoghi mi sembrano piccoli, perché li riempio così tanto di ricordi e di nostalgia che a volte credo di non avere più spazio per altri ricordi. Quindi, o si rimane li´, a sognare insoddisfatti nuovi orizzonti fiabeschi o si va in cerca di altri luoghi, nuovi di zecca, da riempire anche quelli, di amore, risate e momenti vissuti. Ma, se si trova il coraggio di staccarsi dai luoghi, anche solo idealmente, senza aver paura di tradirli, si scopre che le dimensioni e il tempo sono dentro di noi e possono prendere la forma che la nostra memoria vuole, e potremo tornare in ogni luogo e in qualsiasi momento. E non dovra´ farmi male, anche se sara´ cambiato.

Mancano cinque giorni, alla partenza. L’ascoltero´ ogni giorno..

On Air – Le Sirene [Vinicio Capossela]