Come un figlio

Quando é nata Ada non ho pianto subito.

C’era un sacco di gente lí con noi: mio marito, la mia amica, due ostetriche, un sacco di sangue. A dire il vero la prima cosa che credo di aver detto é: “Le scarpe?!”, riferendomi a quelle di mio marito, sincerandomi che non si fossero sporcate (perché mio marito non ci pensa a come si veste e magari alla cena della vigilia ci viene con una felpa di Zara, ma in sala parto in camicia e scarpe e pantaloni nuovi). Comunque, non ho pianto subito.

Ada é nata alle 10 del mattino del 07 aprile 2015. Nel pomeriggio, quando gli entusiasmi si sono  calmati e tutti erano già tornati alle loro vite, siamo rimaste sole io e lei. Sole in quel letto alto con le lenzuola ruvide di pulito, in quella stanza piena di luce bianca, perché era un aprile già carico di primavera. Sdraiate una a fianco all’altra, stanche e vicine, ferme e in pace. Lí ho pianto.

Sono passati due anni e Ada non si é mai più addormentata al mio fianco senza combattere. Lei scalcia, piange, si rotola, fa di tutto per non dormire. Non si accoccola per non stare troppo comoda, non si appoggia per non rilassarsi. É sempre vigile, attenta, curiosa, pronta, ha sempre paura di perdersi qualcosa. Ogni giorno é una nuova battaglia.

Qualche giorno fa eravamo ancora a letto insieme e da sole, in un pomeriggio di sole che ci scaldava le lenzuola. Lei si rotolava ancora, ma stavolta verso di me.

“Mamma coccole”

Poi ha appoggiato la sua piccola testa biondina sulla mia pancia, mi ha preso la mano e ha chiuso gli occhi. Pian piano si é addormentata.

Mi é venuto da piangere ancora. Gli amori non sono istantanei, la fiducia non é incondizionata; hanno bisogno di tempo, cura e conoscenza. Come un figlio.

Dieci cose che amo di lei (Buon Compleanno Ada)

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Il 07 aprile 2015, alle 9:58 del mattino, un gruppetto di persone, in una piccola sala parto, conoscevano per la prima volta Ada. Un anno fa, me la trovavo davanti. Io sconvolta, senza nemmeno capire bene cosa stesse succedendo. Oggi, mi si incammina incontro, barcollante, nei suoi primi passetti alla conquista del mondo.

In questo anno incredibile i momenti difficili sono stati tanti, dalle paure di non essere abbastanza brava, ai mesi senza papà.

Ma oggi è il suo compleanno, il primo compleanno e questo giorno, almeno questo giorno, esistono solo cose belle.

Dieci cose che amo di lei:

  1. Mangia con gusto, passione, divertimento. Prova tutto, senza riserve. Mi piacciono le persone che sanno mangiare: significa che sanno godere, sanno vivere.
  2. È curiosa. Non c’è nulla che tu possa fare per fermare il suo interesse per ciò che stai facendo: che sia controllare l’iphone o controllare di aver tirato l’acqua. LEI DEVE SAPERE. Per inciso, se le dici “Ada, per favore, tireresti l’acqua?” Lei parte e tira lo sciacquone. Questo mi fa molto ridere.
  3. Mamma! E il tono con cui lo dice, l’apprensione che ci mette, come a sottintendere “Mamma, veloce! Non sai cosa ti stai perdendo qui!”
  4. Ama la musica. Balla. Ballava ancora prima di camminare, qualsiasi cosa, dai jingle pubblicitari di You Tube agli Stones (ma non disdegna nemmeno Manu Chao e la sempre cara Britney Spears). Appena sente due note, si accende in volto e inizia a scuotere quel suo piccolo culino a ritmo.
  5. È una testona. Ma proprio una testa di legno. Tipo una versione potenziata di me. Ad esempio: le ho comprato un ciuccio nuovo, bello, fucsia; ma non le piace. Bene, da tre giorni abbiamo eliminato il ciuccio definitivamente, lei ha deciso che, se non può avere quello vecchio, allora farà senza. Il più delle volte la sua cocciutaggine mi manda fuori di testa, poi però la vedo provare a camminare, che vuole camminare: fa due passi, tre, una passeggiatina, poi perde l’equilibrio… ma non si lascia cadere, non mi chiede aiuto, lei combatte per non mollare. A volte cade comunque, a volte ce la fa e continua, decisa e concentrata. Allora il mio cuore si gonfia di gioia e orgoglio e penso che sono felice che sia così testarda e le auguro che la sua ferrea volontà la porti lontano. O vicino. Comunque, dove preferirà lei.
  6. Dorme a culo all’aria, scomposta. Una delle cose più buffe e tenere che abbia mai visto.
  7. È già un donnino. Quando vado a farmi le mani e torno con uno smalto nuovo, me le prende subito, le studia, le tocca e poi mi lancia una occhiatina complice.
  8. Papà! E il tono con cui lo dice: dolce, vellutato, felino. Da chi ha già capito da chi batter cassa.
  9. È sciocca. Proprio cretina, una pagliaccia. Spernacchia le persone, mi mangia il naso e poi se la ride sguaiatamente, saluta con gesti plateali, ruba biscotti ai maschietti e poi, di nuovo, se la ride.
  10. Non importano le dimensioni del tuo letto: singolo o king size, lei ti dormirà sempre addosso.

Piccola mia, la tua strada è lunga e piena di bellissimi misteri e noi siamo al tuo fianco, per percorrerla insieme.

In ordine sparso (2016)

Risparmiare. Provarci a. Dimagrire 15 kg nei primi 4 mesi. Tornare a scrivere tutti i giorni. Scrivere il mio cv in inglese. Scrivere in inglese. Raccontare ad Ada una storia tutte le sere. Disfare le valigie delle vacanze di Natale. Visitare almeno due paesi in cui non sono mai stata. Stirare. Imparare una nuova parola cinese ogni giorno. Cedere, ogni tanto. Ascoltare tutte le cose che mia figlia, ogni giorno, mi insegna.  Leggere almeno un libro al mese. Buttare almeno tre paia di scarpe vecchie. E una borsa. Workout tutti i giorni. No, dai, le borse no. Ascoltare mio marito (ha, spesso, più ragione di me). Socializzare. Scegliere una cosa, iniziarla e finirla. Dire meno e più Ti voglio bene. Fare più foto. Perdere meno tempo. Fidarmi.

Congedo di maternità

Riesco a pensare a questi ultimi due mesi in una unica maniera: come ad una enorme perdita di concentrazione. I giorni surreali che precedevano il parto erano di assoluta, quasi insopportabile, normalità. Solo di tanto in tanto ci balenava in mente l’idea di cosa stavamo aspettando, l’immagine di noi in auto verso l’ospedale, noi in sala parto, noi a casa con un figlio in braccio. Talmente incredibile da essere quasi ignorata. Era stato lui a prendere il controllo di questa misteriosa attesa, che io non sapevo più gestire, il corpo. Il corpo sa sempre cosa fare. E’ bastato distogliermi, da tutto. I libri, le parole, le notizie, il mondo, una mattina sono diventati difficili da seguire, offuscati, in secondo piano. Avevo scarpe da allacciare, respiro da controllare, mani da sgonfiare, passi lenti a cui pensare. Avevo da pensare a come girarmi nel letto e a raggiungere il bagno, ogni quaranta minuti. Preparazione. Attesa.

La notte del 07 aprile mi sono svegliata di soprassalto, già sopraffatta dai morsi addominali, per fare la prima cosa che dovevo proprio fare da sola. Casa, doccia calda, mio marito, la mia amica, auto, casello dell’autostrada, parcheggio del pronto soccorso, buio, scivolo lentamente e ritmicamente nel limbo della solitudine. Capisco a cosa serviva quella perdita, quello spostamento, di concentrazione.

La sala è illuminata da una luce arancione e fioca, è accogliente, fresca, senza tempo. L’ostetrica mi dice Non scappare coi piedi, ferma, punta i talloni a terra. Quando arriva il dolore, buttalo fuori. E’ il momento di esser sola, sola con il dolore. Con tutti i miei dolori.

Contrazione. Spingi. Urla. Io a quindici anni che non posso cambiare il mondo.

Contrazione. Spingi. Urla. Io usata.

Contrazione. Spingi. Urla. Io che uso.

Contrazione. Spingi. Urla. Io sotto le coperte che non mi alzo.

Pausa. Nessun dolore. Vuoto. Penso solo che non ce la faccio, che ho paura. Che accogliere il dolore e poi buttarlo fuori è l’unica via, ma troppo difficile. Che mi vergogno. Che non sono pronta.

Contrazione. Spingi. Urla. Io che apro gli occhi fuori dalla sala operatoria.

Contrazione. Spingi. Urla. Io che guido per ore lungo autostrade buie.

Pausa. Apro gli occhi. Ho freddo. Sono stanca. Marito. Amica. Sono lì per me, a fianco, senza fare nulla. E’ la cosa più bella che possano fare.

Contrazione. Spingi. Urla. Io che voglio dirti che ti amo da sempre, ma c’era troppo dolore.

Contrazione. Spingi. Urla. Non esiste nessuna bambina, c’è solo dolore. Non riesco a visualizzarla.

Amore, ti tengo io, per le braccia, non cadi. Contrazione. Spingi. Urla.

Quando riapro gli occhi, per l’ultima volta, le ostetriche sono sedute a terra, di fronte a me. Anche la mia amica, con le gambe incrociate. Sembrano ad un pic-nic e sono felici. Io sento finalmente le braccia che mi hanno tenuto fino ad un momento prima e non sono più sola. Sono passate cinque ore. Fuori il sole è alto e per terra c’è Ada, che è la vita e c’è la nostra famiglia. Tutte cose ancora da fare, insieme.

Neroli #labellezzadelleparoleinutili #weekotto

Ada, gli ardori e gli alberi

[Ieri abbiamo saputo che sei femmina e oggi ti scriverò un post pieno di retorica e sentimentalismo, così, appena avrai la possibilità di leggere e capire inizierai subito a provare pena per tua madre. Prima di tutto vorrei dirti qualcosa sull’essere donna. Sappi che non sarà facile, come niente nella vita delle persone intelligenti, come mi auguro che tu sarai.

Alcune cose che devi sapere:

  1. Combatterai tutta la vita per essere bella, o più bella, o bella per qualcuno, in ogni caso, combatterai. Contro cosa? Peli, capelli crespi, cellulite, brufoli, tacchi, perizoma… Sarai imperfetta e meravigliosa, ma combatterai lo stesso e questo ti renderà tenera e autoironica.
  2. T’innamorerai. Se assomigli a tua madre, tutti i giorni t’innamorerai, ma solo una volta per davvero.
  3. Dovrai combattere col tranello di dover sembrare forte a tutti i costi, sai, va molto di moda. Io ti dico, sii forte e scegli bene le persone a cui mostrarti quando non riesci più ad esserlo.
  4. Le amiche sono importanti. Ma anche gli amici lo sono. Ma ci saranno giorni [e notti] in cui lo saranno solo le amiche vere. Curati di loro.
  5. Ci saranno giorni in cui io e tuo padre non ti ascolteremo, o ti sembrerà che sia così. Chiamaci, svegliaci, urlaci, dì sempre quello che hai bisogno di dire.

TI abbiamo chiamata Ada perché non potevamo diversamente, perché è il tuo nome, perché è rock. Spero che diventerai furba e selvatica ed elegante come la Ada di Nabokov. Spero che sarai trasparente e limpida come un nome che si legge allo stesso modo da qualsiasi punto di vista e che si scrive allo stesso modo in tutte le lingue del mondo.]

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