Amici (gratis) mai

Una delle tante cose che non avevo considerato quando abbiamo deciso di trasferirci all’estero è che avrei dovuto farmi dei nuovi amici. E doversi fare degli amici quando non se ne hanno proprio è molto diverso dal doversene fare quando se ne hanno, ma sono lontani. Innanzi tutto esiste già un termine di paragone. La qualità delle risate, gli interessi in comune già accuratamente selezionati. Poi c’è il discorso fatica. Farsi degli amici (e tenerseli) é faticoso. Tocca interessarsi a chi sono, cosa fanno, frequentarli, fare conversazione, anche all’inizio, quando ti senti cretino e non sai cosa dire. Senza contare che magari conosci qualcuno più in gamba di te e ti tocca anche fare i conti con l’autostima. Quindi, se ne hai già una buona rappresentanza, l’impellenza di averne di nuovi è secondaria. Così, ogni anno, tra videochiamate e messaggi compulsivi su whatsapp, si attende Pasqua, agosto e Natale come il ritorno dal fronte, per riabbracciare i propri cari e risalire dall’apnea. Non è che non si possa fare, ma è come partire per andare a fare tante cose fantastiche e lasciare a casa la vita. Parte del provarci è scegliere nuove persone con cui condividere esperienze. Spesso i nuovi amici si accodano, alcuni si affiancano, a quelli premier. Talvolta si sovrappongono. Vedere le cose da lontano aiuta a focalizzare chi veramente manca. Talvolta ci si accorge anche che c’era chi non si vedeva da mesi, anche a casa. E così  i Oh, se hai bisogno io ci sono eh… tornano al loro posto, tra le cose dette gratis. Perché è ovvio che, se ho bisogno, chiamo. Ma chiamo l’amico con cui ho condiviso fino a ieri molto della mia vita, anche quelle parti noiose, quelle quotidiane. Non credo nell’amicizia dei grandi gesti e delle grandi dichiarazioni, credo in quella dello shopping insieme, del ti passo a salutare al lavoro, del sto venendo da te con la cena, dei venerdì di decompressione di stupidità pura e delle colazioni della mattina dopo. Credo nelle amicizie da vicino. E, vicino, è anche a sette ore di fuso orario, con un po’ di fatica. Non è gratis.

Intanto, ho soffocato la mia vocina snob del cuore e mi sono iscritta alla Associazione delle Donne Italiane a Shanghai. Domenica andiamo a vedere una mostra. Mi è costato 300rmb di quota associativa e il rischio di conoscere qualcuno che mi farà sentire più o meno adeguata, più o meno interessante, più o meno integrata, più o meno felice.