Cara

È un grattacielo come avevo visto solo nei film americani prima, di quelli con la scala antincendio di ferro sul lato, che parte dal cortile sul retro e arriva in cielo. È notte e si accende una sigaretta nel buio del ventesimo piano. Attraverso i palazzi, un orizzonte di case e uffici, segretarie e palestre, semafori rossi e pennacchi di verde di parchi incastrati tra strade che portano sempre a qualcosa. È il vento che confonde, fa girare la testa e tremare le gambe, troppo in alto. Solo nei tre palazzi attorno ci saranno abbastanza persone per abitare un qualsiasi paese di una qualsiasi parte del mondo diversa da una metropoli. Nessuno sa perché siamo qui, le nostre storie, ne noi le loro, ma non ci si libera mai del bisogno di essere qualcosa per qualcuno. Nonostante ciò, sopravviviamo.

Cosa ho davanti, non riesco più a parlare

Dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare

[…]

Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento

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La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro che non ti vede nessuno

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Così come una farfalla ti sei alzata per scappare

Ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare

Se non fossi uscito fuori per provare a anch’io a volare

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Cara – L. Dalla