Qualcosa sulla rottura dei rapporti 

Tutte le estati della mia infanzia le ho passate rimandando a settembre tutti i compiti delle vacanze. Maratone quotidiane per finire in tempo gli esercizi di matematica. Ogni primo giorno di scuola mi sono seduta al banco con la piccola e feroce paura che il professore mi chiedesse proprio l’esercizio che non avevo finito.

Avevo 15 anni, ero molto bella e non lo sapevo. Ero inconsapevole e crudele con chiunque si innamorasse di me. Nel nostro gruppo di amici entrò una ragazza, molto in carne e molto timida, dal viso dolce e poco sincero. Uscì con noi per un po’. Le piaceva uno dei ragazzi di cui io ero molto amica, per cui lei era solo una amica. Si convinse che il problema fosse il suo peso e dimagrì molto. Faceva la dieta con una serietà che aveva 17 anni ma poteva sembrare mia madre sull’orlo della menopausa. Sul suo nuovo corpo mise nuovi vestiti, più corti, scollati. Si tinse i capelli di biondo e si truccò meglio. Poi conobbe un quarantenne, salì sulla sua macchina e smise di uscire con noi, con l’amico che le piaceva, con tutti. Rimasi così sorpresa, e lo trovai più immorale di tutte le mie prime scoordinate e spontanee imprese sessuali messe insieme.

Anche quest’anno è arrivato settembre e sono qui a fare i compiti delle vacanze. In questo mese ho pensato quasi ogni giorno alla rottura di un rapporto, ma ogni volta che iniziavo a figurarmi un possibile scenario la mia mente si bloccava e affiorava un ricordo. Il ricordo della ragazza bionda qui sopra mi ha torturata più di altri. 

Quindi il mio compito non è finito, non so dire come mi immagino la rottura di un rapporto.
O forse la rottura di un rapporto è solo saper chiudere coi ricordi.