Una [altra] notizia che non lo era

La lettura del libro di Sofri, Notizie che non lo erano, sta turbando le mie notti e i miei giorni. Posto che, secondo me, Sofri, nella sua vita passata era Kant, l’imperativo categorico della veridicità delle notizie divulgate mi ha un po’ preso la mano. Così oggi, scorrendo la timeline di Facebook, trovo un post linkante questa notizia della testata Il Messaggero – Esteri, di cui riporto i tratti salienti:

Così, nella provincia di Shandong, uno di questi agenti ha aggredito con un martello una pedone che stava per attraversare con il rosso.
Dalle prime ricostruzioni sembra che un agente, di cui non è stato riportato il nome, abbia ripetutamente minacciato la giovane Heng Yin di non attraversare la strada a causa, appunto del semaforo rosso. Alle rimostranze della ragazza, l’agente avrebbe risposto sfoderando un martello e colpendo ripetutamente la ragazza alla testa, lasciandola in terra priva di sensi.

[…]

In Cina è illegale ignorare i segnali del traffico. Nel caso di attraversamento pedonale col rosso, un pedone può essere multato di circa 10 yuan, ovvero un euro e mezzo.

Vivendo in Cina, ad intermittenza, da circa un anno, la notizia ha solleticato le mie antenne.

Partendo dalle cose semplici: in Cina è illegale ignorare i segnali del traffico… ma che informazione è? In Italia no?

L’assurdità della notizia, invece, è data non dalla ferocia dell’atto, ma dalla sua totale incoerenza con il costume cinese, tale da far sospettare che il giornalista, di cui non è riportato il nome [e nemmeno le fonti della notizia, se è per questo] in Cina non abbia mai messo piede [ma, nemmeno si sia informato bene].

Tre motivi per cui la notizia non può essere vera:

  1. In Cina, soprattutto nelle grandi città [nell’articolo non viene però detto di quale città si tratti] vige un codice di comportamento stradale un po’ più complesso del rosso-verde, libero-stop. In particolare, i flussi, di veicoli a due e quattro ruote e di pedoni, sono talmente importanti che tutto il movimento stradale è più simile ad un fluido passaggio continuo, in cui i soggetti tendono a schivarsi l’un l’altro, secondo una gerarchia non scritta, ma molto precisa [che al punto 8 di questo articolo, scritto da gente che in Cina ci vive davvero, è spiegata molto bene]. Risulta quindi poco credibile che un vigile [che zelantemente portava con se un martello] si sia impuntato per il rispetto di un diritto di precedenza.
  2. Il giornalista anonimo acutamente segnala che in Cina le infrazioni stradali sono multate. Per fare un altro esempio, uno spacciatore che viene trovato con qualche grammo di droga è condannato alla pena di morte. Anche i politici che rubano sono condannati a morte [tu pensa in altri paesi che strage di civili…]. E’ quindi sinceramente poco credibile che un vigile, ad una infrazione al codice della strada, risponda con un crimine per cui, come minimo, verrà ucciso.
  3. Solleticata dalle due considerazioni qui sopra, decisamente indiziarie, lo ammetto, sono quindi andata a verificare sul China Daily e sullo Shanghai Daily, ma purtroppo della notizia non vi è traccia. Allora ho pensato che forse poteva essere stata trattata sul tiggì regione, allora ho cercato sul Shandong On Internet… ma ancora nulla.

Forse la redazione del giornale in questione ha un gemellaggio con la sconosciuta città dello Shandong per la condivisione diretta delle news, o forse non lo scopriremo mai.