Dis-ordine

Appena rientrata in casa, dopo molti mesi, era stata assalita da una smania di ordine che il marito faceva fatica a comprendere. Il giorno stesso aveva iniziato a disfare le valigie separando scrupolosamente i capi da lavare. Il giorno seguente aveva sistemato tutti gli abiti dentro gli armadi e i cassetti, piegati, suddivisi per stagione e per frequenza di utilizzo, nonché in scala di colore e materiale. Ai cosmetici non era toccato un destino diverso: primo cassetto lungo adibito ad area capelli-creme-cura della pelle-profumi; secondo cassetto lungo ospitante set rasatura del marito, beauty case momentaneamente vuoti, primi prodotti per la cura di Ada; primo cassetto corto totalmente sotto assedio dal trucco; secondo cassetto corto, prontuario medico [medicinali per lo più scaduti, ma questo, per ora, era sopportabile]. Il terzo giorno, durante la ricognizione del cassetto delle posate e delle pentole, il marito provò ad inserirsi nella follia compulsiva:

– Amore, ma non c’è bisogno di fare tutto subito… anzi, non c’è proprio bisogno.

Non ce n’era davvero bisogno? Erano stati lontani per così tanto tempo, non c’era bisogno di ristabilire un ordine delle cose? Non c’era bisogno di toccare tutto, di dare di nuovo un nome, un posto, un argomento, un motivo? Le cose [le persone] li avrebbero ancora accettati così, solo perché erano tornati?