Sporco, porco e snob [ma sopratutto, fuori luogo]

Mettete cinque più che trentenni una sera, qualche drink in più e il cuore pazzo per stare fuori una notte ancora. Metteteli in un locale grondante di nostalgia e di nuova gioventù, un locale rock, in cui ci sono sempre solo stati i giovani, dove, grazie al cielo, non sono mai arrivati i sessantenni giovanili. Il risultato, da vedere, e´ pessimo, ve lo dico io. Sono fuori luogo. Un ragazzo nato quando loro già pensavano alle versioni di latino tra i banchi di scuola, li guarda incuriosito. Bevono, ballano, ridono, si abbracciano. Vorrebbero essere ancora a 15 anni fa o forse solo sentire oggi il diritto di essere felici o disperati come allora. Ma quindi, cos’e´ fuori luogo? Il PR che rotola verso i cinquanta e si ostina al capello lunghetto-abbronzaturina-giacchetta stretta-smart bianca? La povera grupie che non capisce che LUI NON TI VUOLE? Il progressista in ciabatta di cuoio, barba, occhiale spesso, ricercatissimo, draught beer e ipad nella borsa di juta, che più che una conversazione e´ un concerto di citazioni cinematografiche [solo noiosissime retrospettive danesi, di sinistra]? Questi, più che altro, sono dentro ai luoghi, non fuori. Sono talmente dentro al luogo in cui vogliono essere che ci hanno pensato una vita, a come starci. Talmente concentrati sul luogo in cui vogliono stare che non pensano ad altro, studiano tutti i particolari, così poco disinvolti. Sembra che non vadano di corpo da secoli. Non e´ facile simpatizzare coi luoghi comuni, hai sempre la sensazione che ti stiano raccontando la realtà che vorrebbero. Un po’ come quelli che si sono sempre sentiti americani dentro [e non infieriro´ su chi si e´ sempre sentito, mi provoca l’orticaria a prescindere dal cosa si sia sempre sentito, santo cielo] e che a New York ci sono stati una mezza volta, per sbaglio. Un po’ come Ligabue vs Vasco. Ligabue racconta benissimo storie di rock di provincia. E´ perfetto, scritto bene, vestito bene, ha persino cambiato taglio di capelli, verso i cinquanta, perché il lunghetto da uomo e´ il minigonna vaginale da donna, dopo i 40 pare brutto. Mai fuori luogo, benefattore, sempre lucido, regista, scrittore, e che palle. Vasco e´ rock. Non ti racconta un cazzo, se lo capisci, bene, se rimani fuori dalla porta, peccato. Non ha luoghi in cui stare, se non quelli dove ha voglia. E quando se ne va non saluta.
Fuori luogo. E´ rassicurante, fuori luogo. E´ quella personalità ingombrante che sta un po’ bene con tutto, che non può non affascinare.
Sporco, porco e snob.
Ma cosa sapete della vita se non vi siete sporcati una volta almeno, se non vi siete messi alla prova, forzati, se non vi siete messi in ridicolo e poi vergognati? Se non avete mai perso. O se non volete ammetterlo.
Cosa ne sapete, se non avete mai guardato nel vostro compagno o nella vostra compagna il peggio, e l’avete invidiato, e vi siete sentiti, in fondo, sporchi. Cosa sapete di voi stessi, se dopo una buona azione, non avete mai avuto il coraggio di guardare allo specchio quel sorrisetto compiaciuto, di chi oggi e´ un uomo buono.
E che cosa vi vorrete essere sempre sentiti, signore benedetto, se non vi siete mai sentiti un po’ [o anche molto, perché no] porci o porche, gratis o a pagamento, scelti o sceglienti. Materiali.
Perché vedete, se i conti con chi siamo non li abbiamo ancora fatti, molto probabilmente non sara´ difficile essere dentro il luogo che più ci piace, ma sara´ impossibile essere bellissimi dentro un luogo che non e´ affatto il nostro. Fingero´ di ignorare quanto sia snob stendere il manifesto dell’imperfezione come perfezione in ogni non-luogo, ma del resto, o si gioca per vincere, o non si gioca. O almeno per provarci.

“Siamo Solo Noi”