L’appartamento cinese

Lei e´ sola, sdraiata su un divano che si affaccia su una città che si raffredda a fatica poco dopo il tramonto. Fuma l’ultima sigaretta del primo pacchetto di Malboro cinesi comprate qui, nella città.
L’appartamento cinese e´ grande, grande abbastanza per metterci dentro tutti i pensieri che si possono fare quando si rimane soli qualche giorno in una metropoli. C´e´ silenzio attorno, perché nell´appartamento non abitano ne radio, ne televisione.
L’appartamento cinese e´ accogliente e spietato. Ti fa mettere comoda, con una bella tazza di te in mano, e poi ti lascia li da sola, con tuoi silenzi.
I silenzi non sono mai sterili, sono sempre gravidi di immagini. Lei, quella vera [ma chi può mai dirlo], e´ ancora sdraiata sul divano che legge un libro di un autore alla moda. Poco più in la, di fianco a Lei, ben vestita, truccata e languidamente abbandonata sulla penisola del divano c’e´ la lei che impersona il protagonista del libro, ovvero quanto di affascinante ha rubato alle pagine ben scritte dell’autore. In cucina c’e´ lei che lava i piatti, in tuta, con i capelli raccolti in una codina sciatta, non vede l’ora di finire. Di la´ in camera una lei molto più divertente che l’aspetta, stanno per uscire, e´ una lei fresca e ragazzina, curiosa. Vuole solo fare shopping e bere qualche drink in buona compagnia, forse fare l’amore, al ritorno nell’appartamento.
L’appartamento cinese l’aveva scelto Lui, quando Lei ancora non c’era. A pensarci bene, sembrava proprio l’avesse scelto per tutte quelle lei che sarebbero arrivate, chiassose e invadenti, di li a poco. Sembrava l’avesse scelto apposta per farla stare in silenzio e pensare a cosa di se stessa le piaceva di più e a cosa non le mancava proprio per niente, e per farla scrivere e leggere e fare cose belle. Ancora una volta. Ancora una volta l’aveva amata di più, in una maniera più intelligente, complessa ed elegante.

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