Considerazioni in ritardo

Ci sono due o tre cose che devo scrivere da tempo, che mi girano per la testa e che devo  a delle persone. Ma io sono pigra e sconsiderata e pure un po’ stronza e come in tutti i rapporti che bene o male provo a tenere in piedi, ogni tanto sparisco. Poi provo a recuperare, mi scuso, bla… bla… bla…

Fine della premessa paraculo. Quello che volevo fare da un po’ é raccontarvi qualcosa del #dreambigtour, iniziato a metà giugno circa ad un mese dall’uscita del mio libro e finita la prima tranche a fine luglio. Già in pieno fermento per le nuove date autunnali, mi stavo dimenticando la cosa piú importante: i grazie e i dopotutto.

Grazie a Emily Bookshop per aver ospitato la prima data del tour e a Marco Franchini, che dovrei ringraziare per tante cose, ma intanto lo ringrazio per essere stato un ottimo mediatore (un ottimo amico lo é tutti i giorni). – #dreambigtour del 16/06/2017

Grazie a Gianna Spaggiari per avermi cercata e messa in programma e a Danilo Morini per l’ottima, puntuale e ragionata intervista. Grazie anche al Comune di Quattro Castella, nella sede della Festa del PD di Montecavolo (RE) per aver accolto me e il mio libello. – #dreambigtour del 05/07/2017

Grazie a Vasco Rialzo per il battesimo di fuoco nella sua Bologna e alla bravissima attrice Paola Sini per aver dato una così bella voce alle mie parole. Grazie anche all’organizzazione Kilowatt Summer per averci accolti nella meravigliosa location delle Serre dei Giardini Margherita. – #dreambigtour del 18/07/2017

Grazie a tutti quelli che stanno leggendo Dream Big, perché é per merito vostro che ci sono anche i dopotutto.

Dopotutto ho capito che non sta proprio bene minimizzare il mio lavoro. Lo faccio continuamente, ostinatamente; contraddicendo, scavalcando chi sta raccontando cose belle su di me. É brutto, soprattutto ingiusto. E, piú di tutto, dimostra poca fiducia negli altri (oltre che in se stessi, ovviamente, ma questo lo sapevamo già).

Dopotutto ho capito che non posso avere il controllo su molte, moltissime, cose. E le cose che ho scritto sono una di queste. Vedere le mie storie che se vanno per la loro strada e assumono forme, colori, voci nuove ogni volta che un lettore me le riporta così come le ha vissute leggendole, é come guardare un figlio crescere e costruirsi la propria vita: sai che l’hai partorito, ma non è a te che appartiene. Ogni volta che qualcuno mi spiega qual é il suo racconto preferito o come si immagina un personaggio o mi parla dell’emozione che ha provato leggendo alcuni passaggi, ogni volta é una sorpresa, un nuovo punto di vista, le storie rinascono continuamente. Quasi mai i racconti che io amo sono i vostri preferiti: siete andati a scovare i personaggi nascosti, quelli per me minori, le storie meno d’impatto e me le avete restituite spolverate da quella patina di insicurezza che le aveva ricoperte. Li ho trovati bellissimi.

Dopotutto, che sia lampante che questo libro l’abbia proprio scritto io non é poi una cosa tanto grave. Ero talmente terrorizzata dall’essere orrendamente autoreferenziale. Il piú grosso impegno l’ho messo nel cercare di uscire dai miei personaggi, ma non mi rendevo conto che piú uscivo dai loro fatti, piú inventavo le vicende e piú rientravo nei loro caratteri, nei loro sentimenti. Io in questo libro ci sono, ci sono tanto. Ci sono io com’ero, come vorrei essere e come pensavo di non essere. Se ne sono accorti tutti. E se all’inizio mi imbarazzavo, sentivo un po’ il retrogusto naive di un libretto scritto per presunzione; poi mi sono fermata un attimo, ho rilassato le spalle tese, ho sciolto i muscoli contratti di paura e ho iniziato a sentire il calore scendermi addosso, l’ho sentito filtrare dalla pelle alla carne ai muscoli alle vene al sangue. Ho lasciato che gli sguardi si posassero su di me, senza ribellarmi, come un cane in attesa di una carezza di un padrone nuovo e ho capito che il coro di “questo libro parla di te” era il coro di quelli dalla mia parte.

Dopotutto, adesso mi asciugo le lacrime e  vado avanti.

Dopotutto, Don’t Stop Believin’. (clicca sul link e canta con me senza dignità)

 

(A breve, brevissimo, le date autunnali del #dreambigtour)

 

 

 

 

Dream Big – Prefazione a puntate #2

E voglio che capisca una cosa che ho scoperto solo di recente: chi, come me, ha avuto la fortuna di realizzare il sogno americano, si porta dietro per sempre i fantasmi della vita che si é lasciato alle spalle.

(J. D. Vance, Elegia Americana)

La questione di quello che si lascia.

Perché nonostante si abbia infinitamente amato quello che é rimasto indietro, questo é, appunto, rimasto indietro.

Chi parte con uno svantaggio sociale, quando si emancipa, quando alla fine “ce la fa” non se la gode mai fine in fondo. Rimane un residuo di rabbia per quello svantaggio, per quelle radici non abbastanza forti.

Dream Big racconta di chi ha avuto lo svantaggio di nascere in un benessere conquistato a fatica; da una generazione, quella dei genitori, che ha fatto un salto enorme rispetto a quella dei nonni.

Siamo i figli di quelli che dai campi sono andati in fabbrica o in ufficio, dalla campagna alla città e poi di nuovo dalla città in campagna, dopo.

Siamo i figli di quelli che hanno avuto molto e hanno pensato che noi potessimo accontentarci, di quel molto.

Siamo i figli di quelli che hanno pensato che avessimo tutto, in cinquanta chilometri quadrati di pianura umida.

Siamo i figli di chi non si é accontentato. É questo, forse, é il nostro svantaggio, il nostro fantasma, la nostra colpa.

(continua…)

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9788899436674

Dream Big – Prefazione a puntate #1

9788899436674

Valentina Accorsi, Epika Edizioni, 2017

E alla fine ho scritto un libro…

Le origini

Vola basso e schiva i sassi. Una eco popolare che rimbomba dal fondo della memoria arcaica, viscerale: la memoria dei parenti e del territorio; delle famiglie indissolubili di una provincia pesante e unita. Memoria prudente. Memoria matrigna. Radici che abbracciano o soffocano.

Dream Big nasce principalmente dalle radici. I racconti si sono costruiti in un tempo lungo, il tempo dei ricordi e quello dei sogni e tra gli spazi delle nostre città-regioni emiliane e dei continenti lontani. I personaggi raccontano delle loro famiglie, di quello che gli hanno dato e quello che gli hanno tolto; parlano della nostra terra in cui si lavora sodo senza troppi grilli per la testa.

Andare o restare? Tornare?

Cosa ci tiene legati al punto di vivere come una colpa della felicità raggiunta staccandosi dal nido? Ammesso che serva proprio, staccarsi.

Esiste una sola strada per la felicità?

(continua…)

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Come un figlio

Quando é nata Ada non ho pianto subito.

C’era un sacco di gente lí con noi: mio marito, la mia amica, due ostetriche, un sacco di sangue. A dire il vero la prima cosa che credo di aver detto é: “Le scarpe?!”, riferendomi a quelle di mio marito, sincerandomi che non si fossero sporcate (perché mio marito non ci pensa a come si veste e magari alla cena della vigilia ci viene con una felpa di Zara, ma in sala parto in camicia e scarpe e pantaloni nuovi). Comunque, non ho pianto subito.

Ada é nata alle 10 del mattino del 07 aprile 2015. Nel pomeriggio, quando gli entusiasmi si sono  calmati e tutti erano già tornati alle loro vite, siamo rimaste sole io e lei. Sole in quel letto alto con le lenzuola ruvide di pulito, in quella stanza piena di luce bianca, perché era un aprile già carico di primavera. Sdraiate una a fianco all’altra, stanche e vicine, ferme e in pace. Lí ho pianto.

Sono passati due anni e Ada non si é mai più addormentata al mio fianco senza combattere. Lei scalcia, piange, si rotola, fa di tutto per non dormire. Non si accoccola per non stare troppo comoda, non si appoggia per non rilassarsi. É sempre vigile, attenta, curiosa, pronta, ha sempre paura di perdersi qualcosa. Ogni giorno é una nuova battaglia.

Qualche giorno fa eravamo ancora a letto insieme e da sole, in un pomeriggio di sole che ci scaldava le lenzuola. Lei si rotolava ancora, ma stavolta verso di me.

“Mamma coccole”

Poi ha appoggiato la sua piccola testa biondina sulla mia pancia, mi ha preso la mano e ha chiuso gli occhi. Pian piano si é addormentata.

Mi é venuto da piangere ancora. Gli amori non sono istantanei, la fiducia non é incondizionata; hanno bisogno di tempo, cura e conoscenza. Come un figlio.

Real Doll #recensioni #leggibili

“Real Doll” V. Rialzo, (Epika Edizioni, 2015)
Categoria: leggibili
On air: Right Here, Right Now (Fatboy Slim)
To drink: Gin&Tonic
Perché farlo:  Perché non sono racconti erotici. Il sesso non c’entra nulla, c’entriamo noi. E chi é senza peccato scagli la prima pietra: chi non si é mai sentito perduto, alla fine, desolato; chi non ha mai fatto nulla per consolazione o per puro egoismo; chi non é mai stato solo. Chi si sente salvo dai sentimenti oscuri, non lo legga nemmeno, questo libro. Questo libro é per i sinceri o per chi mente, ma sapendo di mentire.
Cit.: Sono esausto, stremato, consumato.
Voto: 8
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